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About

Mi Chiamo Francesca Celentano

Sono una psicologa psicoterapeuta specializzata in psicoterapia sistemico-familiare.
Nel mio studio privato, situato nel centro di Genova, mi occupo di percorsi individuali con adulti e adolescenti, oltre che di terapia di coppia e familiare.

Il mio lavoro parte dall’idea che ogni persona sia parte di una rete di relazioni che la influenzano e la sostengono: per questo, in terapia, cerco di esplorare insieme ai pazienti non solo i sintomi o le difficoltà, ma anche le connessioni, le storie e le risorse che li accompagnano.

Sono coordinatrice del gruppo di lavoro di Psicologia di Comunità dell’Ordine degli Psicologi della Liguria, ruolo che mi permette di approfondire il legame tra benessere individuale e contesto sociale.

Accanto all’attività clinica, mi occupo anche di formazione aziendale su temi come gestione dello stress, gestione del tempo, empowerment e lavoro di gruppo.
Credo in una psicologia viva, capace di dialogare con i cambiamenti del mondo: per questo sono in costante formazionee mi interesso dei nuovi ambiti di applicazione della psicologia, dal lavoro online alle tecnologie emergenti come l’intelligenza artificiale.

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Dopo la fine di una relazione: ritrovare se stessi nel cambiamento

  • Immagine del redattore: Francesca Celentano
    Francesca Celentano
  • 11 ott 2025
  • Tempo di lettura: 4 min

Aggiornamento: 13 ott 2025


La fine di una relazione è uno degli eventi più destabilizzanti che possiamo vivere. Anche quando è una scelta consapevole, porta con sé una frattura: una parte della nostra vita, dei nostri progetti, del nostro modo di pensare a noi stessi e al futuro si interrompe. Ci si può sentire smarriti, svuotati, senza punti di riferimento.

Le giornate sembrano più lunghe, le abitudini cambiano improvvisamente e ogni gesto quotidiano – cucinare, tornare a casa, addormentarsi – diventa un promemoria dell’assenza. È un tempo in cui ci si trova a ricostruire una quotidianità da soli, spesso dopo anni trascorsi a condividere spazi, pensieri, sogni.

La perdita di un equilibrio

Ogni relazione crea un equilibrio, anche quando non è più sano o soddisfacente. Quando quel legame finisce, si rompe anche la rete invisibile di ruoli, aspettative e consuetudini che teneva insieme il quotidiano.Non è raro sentirsi disorientati: chi sono, adesso, fuori da quella coppia? Cosa resta di me, se non sono più “noi”?La rottura può generare un senso di vuoto identitario, come se venisse meno uno specchio in cui ci eravamo abituati a riconoscerci.

Rimettersi in gioco (quando non se ne ha voglia)

Dopo una separazione, spesso si sente dire che “bisogna andare avanti”, “voltare pagina”, “pensare a sé”. Ma rimettersi in gioco non è immediato.Serve tempo per rielaborare la perdita, accettare la tristezza, la rabbia o la paura che emergono. È normale anche sentirsi bloccati, temere di non riuscire più a fidarsi, o di ripetere gli stessi errori.In realtà, è proprio in questo tempo sospeso che può avvenire qualcosa di prezioso: la possibilità di ascoltare sé stessi, di comprendere i propri bisogni e di dare nuovo significato alla propria storia.

I progetti interrotti

Spesso, con la fine di una relazione, si infrangono anche i progetti costruiti insieme: una casa, un viaggio, un figlio, o semplicemente un futuro immaginato.È un lutto nel lutto. Riconoscere e dare spazio anche a questa perdita è importante per poter poi ripartire, magari riscrivendo quei desideri in forme nuove, più coerenti con chi si è diventati.

Il confronto con gli altri

Dopo una rottura, anche il confronto con i pari può diventare doloroso. Vedere gli amici o i colleghi che vivono relazioni stabili, che progettano matrimoni o figli, può far emergere un senso di distanza, di fallimento o di “ritardo” nella propria vita.In realtà, ogni percorso affettivo ha i suoi tempi e i suoi ritmi. La vita di coppia non è una tappa obbligata né un metro di misura del valore personale. Ma in certi momenti, ricordarselo è difficile.In terapia, spesso emerge proprio questo bisogno: rimettere in prospettiva il confronto, tornare a guardarsi con i propri occhi, non con quelli degli altri. È uno dei passaggi fondamentali per recuperare fiducia in sé e nella propria capacità di costruire legami futuri.

Solitudine e trasformazione

Affrontare di nuovo la quotidianità da soli può far paura, ma anche aprire una dimensione di libertà e riscoperta.La solitudine, se accolta e non subita, può diventare un luogo di trasformazione, dove imparare a stare con sé, ad ascoltare i propri ritmi, a riappropriarsi di parti di sé che nella relazione erano rimaste in ombra.

Un processo che richiede tempo

Elaborare la fine di un legame non è un percorso lineare. Si alternano momenti di forza e di fragilità, di lucidità e nostalgia.Non c’è un “modo giusto” di superare una separazione, ma è possibile attraversarla con consapevolezza, senza negare il dolore e senza restare prigionieri del passato.

Spesso, insieme alla tristezza, emergono senso di colpa e paura di fallire di nuovo. Si ripercorrono mentalmente le scelte fatte, le parole dette, i momenti in cui si sarebbe potuto agire diversamente. Si teme di aver “rovinato tutto”, di non aver fatto abbastanza per salvare la relazione.Questi pensieri, per quanto dolorosi, fanno parte del processo di elaborazione: sono tentativi della mente di dare un senso alla perdita e di ritrovare una forma di controllo su ciò che è accaduto. Col tempo, possono lasciare spazio a una visione più equilibrata, in cui si riconoscono i propri limiti senza giudicarsi eccessivamente, e si impara che una storia può finire senza che ci sia necessariamente un colpevole.

A volte, un percorso di psicoterapia può offrire uno spazio protetto dove dare senso a ciò che è accaduto, riconoscere le proprie risorse e costruire nuovi equilibri relazionali.Perché, anche dopo una fine, è possibile ritrovarsi — e da lì, lentamente, ripartire.

Lo sguardo sistemico

Nel lavoro terapeutico con approccio sistemico, la separazione non viene vista solo come la rottura tra due individui, ma come un passaggio che coinvolge l’intero sistema di relazioni a cui apparteniamo — familiari, amicali, sociali.Ogni storia di coppia porta con sé modelli, aspettative e ruoli che spesso hanno radici più lontane, nella nostra storia personale e familiare.Osservarli e comprenderli permette non solo di elaborare la fine della relazione, ma anche di riconoscere le proprie modalità relazionali, così da potersi aprire a legami futuri in modo più consapevole e autentico.




 
 
 

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